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ECCO LE REGOLE DELL’UNIONE EUROPEA SULLE UOVA

nuove regole UE per il commercio delle uova

Finalmente l’Unione Europea ha stabilito quali informazioni è necessario apporre sugli imballaggi delle uova e sul guscio stesso.

Le nuove regole a tutela del consumatore impongono, infatti, che i dati relativi al prodotto debbano essere esposti su tutti gli imballaggi e anche sulle singole uova.

In questa specie di documento di riconoscimento da apporre sulla confezione devono essere anche indicati: la provenienza del prodotto indicante Paese, comune e provincia e addirittura l’allevamento specifico in cui le uova sono state deposte. Per quest’ultima informazione è presenta un codice a tre cifre che ne indica il produttore.

Ovviamente per il consumatore subentra un superiore grado si sicurezza: tutte le informazioni espresse chiaramente sull’imballaggio evitano equivoci e fraintendimenti.

Come sempre sulla confezione viene indicata anche la data di scadenza e, per quel che riguarda le uova fresche o extrafresche, tutti i commercianti hanno l’obbligo di eliminare il prodotto dallo scaffale trascorsi 9 giorni dalla deposizione delle uova, termine massimo della propria “freschezza”.

Per le altre tipologie di uova, non denominate extrafresche, la scadenza massima è fissata dopo i 28 giorni.

Infine, secondo il nuovo regolamento, ogni produttore può decidere di aggiungere ulteriori informazioni relative al prodotto o all’allevamento come ad esempio il tipo di alimentazione delle galline.

Si tratta quindi di un passo molto importante volto a tutelare i diritti del consumatore e soprattutto la sua salute!

Che dire: da oggi i commercianti avranno un bel po’ di difficoltà nel prendere in giro i propri clienti!

 Paola Di Giovanni

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Il “Partito Migliore” conquista l’Islanda: l’anarchico Jón Gnarr sindaco di Reykjavik

Jón Gnarr, recentemente vincitore della poltrona di sindaco di Reykjavik , è un anarchico surrealista ed è stato eletto nella lista del Partito Migliore, un nuovo partito fondato pochi mesi fa da alcuni punk rocker islandesi in opposizione al sistema politico che ha  portato il Paese alla bancarotta con la crisi Icesave. Proprio il rifiuto di pagare i debiti che l’Islanda ha con le maggiori banche europee, in prima fila quelle inglesi e olandesi, è stato il punto principale del programma elettorale del Partito Migliore , che ha raccolto il 35% dei voti e ha anche  promesso asciugamani gratutiti in tutte le piscine della città, un orso polare per lo zoo locale e una Disneyland all’aereoporto. Il programma di lungo termine invece prevede  di estromettere i corrotti dalla vita sociale e politica, di eliminare la droga dal parlamento entro il 2020, , di raggiungere la completa eguaglianza tra i sessi, garantire trasporti e servizi odontoiatrici gratuiti per gli studenti.

“Nessuno deve preoccuparsi – ha detto – del Partito Migliore. Perché si tratta del partito migliore. Se così non fosse si chiamerebbe “Partito Peggiore”, o “Partito Pessimo” e noi non accetteremmo mai di lavorare con un partito del genere.” Jón Gnarr ha parlato al pubblico dal tetto di un edificio di Reykjiavik e ha anche annunciato di non essere disposto ad ammettere in coalizione chi non abbia visto tutte e cinque le serie di The Wire. Ha anche affermato che non onorerà nessuna delle promesse elettorali e che, mentre il resto del sistema politico è segretamente corrotto, il suo partito promette di esserlo apertamente. Il personaggio, il cui nome non dirà nulla ai lettori del nostro paese, è un comico molto noto in Islanda, e il progetto del Partito Migliore ha in brevissimo tempo raccolto lo scontento della popolazione cittadina raccogliendo il 34,7% dei voti.  Sarebbe possibile anche in altri paesi, tra cui l’Italia? L’esperienza di Grillo, pur con i dovuti distinguo, purtroppo non sembra essere stata sufficientemente forte da farci sperare. Ma è anche vero che la situazione della gestione dei media in Islanda e in Italia è di quanto più diverso si possa immaginare.

Pietro Costantino

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MANIFESTAZIONE PD AL PALALOTTOMATICA DI ROMA CONTRO LA MANOVRA DEL GOVERNO

Pierluigi Bersani

Anna Finocchiaro

ROMA – 19 giugno 2010

Pierluigi Bersani, ha attaccato il Premier nel suo intervento del Partito democratico alla manifestazione tenutasi al Palalottomatica di Roma. “Berlusconi – ha affermato Bersani – chiede sempre più potere ma questo messaggio porta il paese al disastro”, proseguendo “Berlusconi ha giurato sulla Costituzione e quell’articolo uno non si può cambiare, non è a disposizione di nessuno e se non gli piace vada a casa”. Bersani riafferma il concetto che la Costituzione non può essere rimodellata a piacere del Premier di turno ed in funzione delle sue personali necessità. Risponde indirettamente anche alla affermazione di Berlusconi secondo il quale in questo Paese “il Premier non ha potere per fare nulla” e “ la Costituzione nasce da una Italia appena uscita dalla dittatura”. Bersani infatti sostiene che, la complementarità dei poteri dei singoli organi dello Stato, fu voluta in fase di stesura da parte dell’Assemblea Costituente proprio per evitare che una funzione prevalesse sulle altre, annientando di fatto la sostanza di democrazia cui si improntava la nuova Repubblica nata dalle ceneri del fascismo.

Proprio su queste basi, Bersani al congresso Pd sostiene così l’idea: “La teoria di un uomo solo al comando non ci ha portati mai da nessuna parte. Ha risolto i problemi suoi, non quelli degli italiani”. “La loro è una macchina – afferma Bersani – tarata per fare consenso, non per governare. Non riesce ad affrontare i problemi, a guardarli in faccia come abbiamo fatto noi stamattina. Ma noi non permetteremo che una crisi sociale acuta porti acqua al mulino della crisi democratica, al cancro dell’antipolitica e dell’antistato”. Anche Anna Finocchiaro sostiene la linea del segretario Bersani affermando: “E’ una manovra recessiva e iniqua, che tocca i redditi medio-bassi e colpisce le regioni e le province. Il Pd è impegnato per cambiarla e introdurre misure per la formazione delle giovani generazioni perché come ha detto il Premier islandese, bisogna mettere in sicurezza i bambini e le giovani generazioni”.

Maurizio Giacometti

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STIME CONFORTANTI DA ISTAT, AD APRILE ORDINI INDUSTRIA +20,6%

ROMA – 18 Giugno 2010
Segnali ottimistici dall’Istat, gli ordinativi dell’industria hanno registrato ad Aprile un aumento del 20,6% (dato grezzo) rispetto allo stesso mese del 2009, e un rialzo del 4,7% su Marzo. Lo comunica l’Istat, precisando che il dato tendenziale è il più alto da Agosto del 2006. A livello tendenziale gli ordinativi hanno registrato un aumento del 15,4% sul mercato italiano e del 31,6% su quello estero, mentre su base congiunturale gli ordini nazionali hanno segnato una crescita del 4,8% e quelli esteri del 4,4%. Nel confronto degli ultimi tre mesi ( Febbraio-Aprile ) con i tre mesi immediatamente precedenti ( Novembre-Gennaio ) l’incremento è stato pari all’1,9%. I dati relativi ad Aprile evidenziano che il fatturato è cresciuto su base annua del 3% sul mercato interno ( invariato su Marzo ) e del 15,6% su quello estero ( +1,7% su Marzo ). Nel confronto degli ultimi tre mesi ( Febbraio-Aprile ) con i tre precedenti ( Novembre-Gennaio ) la variazione è stata dello 1,1%.

L’indice del fatturato corretto dagli effetti di calendario ad Aprile – sottolinea l’Istat – è cresciuto del 20,3% per l’energia, del 15,3% per i beni intermedi e del 2,6% per i beni di consumo; è, invece, diminuito del 4,3% per i beni strumentali. Guardando ai settori di attività economica, sempre a confronto con Aprile del 2009, il fatturato dell’industria italiana ha segnato gli aumenti più ampi nei settori della metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo ( +27% ), della fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati ( +20,5% ) e della fabbricazione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche ( +16,3% ). Variazioni negative si sono invece registrate nel settore dell’estrazione di minerali da cave e miniere ( -16% ), nella fabbricazione di mezzi di trasporto ( -15,7% ) e nella fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi ( -2,3% ).

Maurizio Giacometti

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DRAGHI FIDUCIOSO SULLA SITUAZIONE ITALIANA, PRESTO VERRANNO RESI NOTI I RISULTATI DEGLI STRESS TEST

Mario Draghi, Governatore Banca d'Italia

La Banca d'Italia

ROMA – 18 Giugno 2010
“I Paesi con buone banche – sostiene Draghi – hanno tutto da perdere da questo contagio e da non rivelare quale è esattamente la situazione. Gli stranieri vogliono sapere cosa stanno acquistando”. A parere del Governatore, inoltre, “non rivelare esattamente la situazione é la maggiore fonte di incertezza in Europa”. “Bisogna essere trasparenti con i clienti”, ha concluso il numero uno di Banchitalia. Trasparenza e correttezza che l’Italia può sfoggiare in bella mostra, attirando investitori dall’estero e, di conseguenza, denaro fresco che alimenta la nostra economia.

Prosegue il governatore Draghi: “Sono lieto di vedere che in Europa man mano sta maturando il consenso sulla pubblicazione degli stress test, e sicuramente lo faremo anche in Italia. Abbiamo tutto da guadagnarci”. Lo ha detto il Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, aprendo un convegno in via Nazionale e precisando che “bisogna essere trasparenti con i propri clienti, che vogliono sapere dove investono, quali titoli acquistano, e dove depositano il proprio denaro”. La situazione italiana resta sulla scia della recessione globale, occorre perciò utilizzare la trasparenza bancaria come arma contro la crisi. Mostrare la solidità del Paese è un eccellente toccasana atto a potenziare l’uscita dall’impasse della crisi economica.

Maurizio Giacometti

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I COMUNI ITALIANI SCENDONO IN PIAZZA IL 23 CONTRO LA MANOVRA

Tremonti e Berlusconi

Sergio Chiamparino, Presidente ANCI

ROMA – 18 Giugno 2010

Sono in molti in Italia ad essere scontenti della manovra anti-crisi e fortemente contrari a d essa. I Sindaci degli oltre 8000 comuni italiani si mobilitano contro la manovra economica ed annunciano che se non saranno riconvocati dal Governo al piu’ presto per rimodularne l’azione, scenderanno in piazza il 23 Giugno manifestando davanti al Senato in coincidenza con la Conferenza Stato-città che deve discutere delle proposte di emendamenti avanzate dall’Anci, Associazione Nazionale Comuni Italiani. Determinati a sbloccare una situazione che giudicano ”estremamente preoccupante”, al termine del direttivo dell’associazione convocato ad hoc sulla manovra, sono anche saliti al Colle ed hanno incontrato il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

L’incontro che si e’ svolto nello studio privato del presidente e’ durato circa un’ora. Napolitano – secondo quanto ha riferito il Presidente dell’Anci, Sergio Chiamparino, ‘’si e’ dimostrato estremamente attento e particolarmente sensibile alle esigenze dei Comuni. Mi pare di potere dire che le nostre richieste siano state recepite dal presidente, il quale – ha aggiunto il sindaco di Torino – ha nella sua normale attivita’ colloqui con il governo e le rappresentanze politiche”. ”Il presidente – ha detto ancora Chiamparino – ci ha rafforzato nella nostra convinzione che i Comuni sono l’anello indispensabile alla catena che collega rappresentanze della politica, istituzioni e cittadini e ci ha sollecitato a spiegare bene al governo quali potrebbero essere le conseguenze della manovra sui Comuni”.

Maurizio Giacometti

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TLC: ROMANI STRINGE SU RETE FIBRA OTTICA E CONVOCA GLI OPERATORI IL 24

Renato Soru, presidente Tiscali

Paolo Romani, vice ministro Sviluppo Economico

ROMA – 18 Giugno 2010

L’appuntamento è fissato per il 24 Giugno alle 18, quando “si aprirà uno straordinario percorso di innovazione del Paese”. E’ con questo obiettivo che il viceministro allo Sviluppo Economico con delega alle Comunicazioni, Paolo Romani, ha finalmente chiuso il cerchio e convocato il tavolo per le reti di nuova generazione in fibra ottica, chiamando alla sede del Ministero non solo gli operatori alternativi, ma anche Telecom Italia, per “parlare della possibilità di realizzare una grande società delle infrastrutture di rete”. Con questa convocazione, attesa ormai da settimane, Romani risponde alle sollecitazioni arrivate da Vodafone, Wind e Fastweb, che ai primi di Maggio avevano annunciato il piano per la costituzione di una società della fibra per realizzare un’unica rete. Nell’occasione i tre operatori, a cui in seguito si è aggiunta anche Tiscali, avevano invitato a partecipare Telecom Italia e Cassa Depositi e Prestiti, chiedendo al Governo di assumere un ruolo proattivo anche attraverso la convocazione di un tavolo.

Se Cdp si è detta disponibile a valutare la proposta, Telecom, nel frattempo, è invece andata avanti sulla propria strada, presentando un progetto che punta alla realizzazione di una rete in fibra che coprirà il 50% della popolazione entro il 2018. Romani si è detto “abbastanza fiducioso”, visto che “sono già stati sciolti tanti nodi e conservatorismi”, ma non ha nascosto che “ci saranno difficoltà e la difesa di posizioni acquisite, come “è naturale che sia”. Uno dei temi ‘caldi’ sarà senz’altro quello dello switch-off. Sono in molti a pensare, e il presidente di Tiscali Renato Soru é uno di questi, che per rendere sostenibile l’investimento sia necessario obbligare i clienti al passaggio dal rame alla fibra, così come è stato fatto per il digitale terrestre: “E’ il tema, su di esso si gioca l’investimento”, ha riconosciuto Romani, aggiungendo però: “Non ho nessun tipo di soluzione”.

Maurizio Giacometti

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Le frasi di Borghezio sulla vittoria dei secessionisti in Belgio destano preoccupazione

“Il successo elettorale dei partiti secessionisti fiamminghi ha, per noi Padani, un significato ben preciso. L’Europa più moderna e liberale ci indica la via da seguire per raggiungere l’obiettivo dell’autodeterminazione: è quella della fase confederale, da raggiungersi in via civile e pacifica, per poi arrivare all’indipendenza della Padania come delle Fiandre, in un’Europa dei popoli e delle regioni”. Tutto il resto “sono pie illusioni, o quanto meno perdite di tempo prezioso”.

Parole scritte dall’eurodeputato Borghezio all’alba della vittoria dell’N-Va, il partito separatista fiammingo, alle ultime elezioni in Belgio. Nulla di strano se si pensa alle recenti esternazioni calcistiche dell’eurodeputato  per il quale è chiaro che  ”quando la Padania avrà l’autodeterminazione si potrà confrontare con le nazionali di altri paesi, però sono molto orgoglioso del fatto che la nazionale padana giochi il campionato della nazioni non riconosciute. Del resto, molte nazionali che prima non erano riconosciute, oggi partecipano ai campionati europei; quindi non penso che ci vorrà molto per vedere una nazionale padana, e allora tiferò ovviamente per quella”. E se si pensa che Borghezio ha partecipato l’anno scorso ad un convegno dell’estrema destra francese dove, pensando che i microfoni fossero spenti, aveva dichiarato che “occorre insistere molto sul lato regionalista del movimento. È un buon modo per non essere considerati immediatamente fascisti nostalgici, bensì come una nuova forza regionalista, cattolica; ma, dietro tutto ciò, siamo sempre gli stessi”, è facile capire dove si vuole andare a parare. La notizia l’anno scorso finì in prima pagina e venne dibattuta a lungo; d’altronde, Borghezio è lo stesso che aveva incendiato un rifugio di romeni senzatetto a Torino. E che è anche membro della commissione libertà civili ed immigrazione del Parlamento Europeo.

Pietro Costantino

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KIRGHIZISTAN IN FIAMME, SI TEME LA CATASTROFE UMANITARIA: 300.000 PROFUGHI

“I nostri uomini sul posto  ci hanno comunicato che centinaia di persone sono morte negli scontri,  ma è ancora presto per dire quante siano le vittime  perchè molti corpi non sono stati ancora identificati ed altri decessi non sono ancora venuti alla luce”. Queste le parole del rappresentatnte della Croce Rossa Internazionale a proposito della drammatica situazione in Kirghizistan, dove gli scontri definiti “etnici” nel sud del paese hanno già causato centinaia di morti e circa 300.000 sfollati. Gli sconti tra kirghizi e uzbeki sono iniziati il 10 giugno nella città di Osh, per poi diffondersi a Jalalabad  e ad altre aree del paese.

Oggi, l’UNHCR ha dichiarato che la massa di profughi uzbeki che si è rifugiata nel vicino Uzbekistan ha raggiunto le 80.000 unità, passati prima che il confine venisse chiuso. Gli osservatori internazionali sono in allarme, nel timore di una catastrofe umanitaria. C’è chi già teme una versione asiatica del Rwanda. Il ministero della Sanità ha diffuso la cifra di 178 morti per gli scontri, ma molti testimoni affermano che i cadaveri potrebbero essere migliaia, e ci sono notizie di fosse comuni scavate nelle città in rivolta. Intanto la premier ad interim Roza Otunbaieva ha dichiarato che si terranno come previsto sia il referendum del 27 giugno, sia le elezioni presidenziali del 2011, e ha chiesto che vengano consegnati l’ex presidente Kurbanbek Bakiev e il figlio Maksim, ritenuti i finanziatori occulti e promotori della rivolta. Il primo si trova a piede libero in Bielorussia, il secondo è stato arrestato dall’Interpol in Gran Bretagna. E si teme che domani il bilancio delle vittime e dei profughi sia destinato a salire, chissà fino a quando.

Pietro Costantino

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SCOPERTO IN AFGHANISTAN UN TESORO MINERARIO DA MILLE MILIARDI DI DOLLARI

Il Pentagono ha dichiarato pubblicamente di aver avuto conferma definitiva dell’esistenza in Afghanistan di un potenziale minerario che potrebbe valere mille miliardi di dollari. E’ stata infatti accertata nel nord del paese la presenza di giacimenti di metalli e minerali preziosi come l’oro, l’uranio, il cobalto, gli smeraldi e il litio; quest’ultimo pare avere concentrazioni così alte da risultare potenzialmente il più importante giacimento del mondo. E’ lo stesso  generale David H. Petraeus, comandante in capo delle truppe Usa in Afghanistan, a confermare la notizia.

Questa scoperta potrebbe cambiare radicalmente il destino del paese, e con esso l’importanza e la decisione di vari Paesi di rimanere a combattere la guerra afghana contro i Talebani, spodestati con l’invasione NATO a guida USA del 2001 e da allora in costante guerriglia con gli eserciti invasori. E’ evidente che la notizia sia stata divulgata ad arte in un momento in cui gli Stati Uniti faticano a trovare motivi plausibili per mantenere la “coalizione di volenterosi” in Afghanistan in un periodo di pesante crisi economica, oltre che per mettere alle strette quella parte del governo Karzai accusato di pesante corruzione nella gestione del patrimonio pubblico. L’anno scorso il ministro delle Miniere venne accusato di aver ricevuto una mega-tangente da 30 miliardi di dollari dalla Cina per concedere i diritti sulle miniere di rame afgane e si dimise. La scoperta del patrimonio minerario dell’Afghanistan potrebbe trasformarlo in un nuovo Congo, ma ancora non si può sapere se questo sarà un fattore di stabilizzazione o se il desiderio di appropriarsi di tali risorse peggiorerà lo stato di guerra del paese. Fatto sta che la maggior parte dei giacimenti sarebbe nel territorio controllato dai Talebani, e che il loro sfruttamento dovrebbe passare per la loro collaborazione o la loro sconfitta.

Pietro Costantino

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