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McChrystal lascia l’esercito, mistero sui motivi dell’intervista a Rolling Stone

L’intervista del generale McChrystal a Rolling Stone, costatagli il posto, è stata quanto di più inaspettato si potesse immaginare riguardo la lunghissima guerra  in Afghanistan, giunta ormai al suo nono anno e avendo superato per durata anche la guerra del Vietnam. Il generale aveva già avuto precedenti ’scomodi’: poco dopo essere stato dichiarato comandante della missione afghana, in un chiaro tentativo di forzare la mano al Presidente, il generale aveva fatto trapelare alla stampa un suo rapporto riservato in cui chiedeva 40.000 soldati in più. Prima che Obama prendesse la decisione sull’aumento di truppe, McChrystal si presentava alla NATO per chiedere più truppe agli alleati, senza mandato del Presidente. Tutto, pur di avere più soldati. Eppure, da più parti si vocifera che il siluramento sia dovuto a forti opposizioni strategiche tra il comandante in capo delle operazioni sul campo e l’establishment politico-militare statunitense: in particolare il non volere riprendere l’offensiva contro i talebani nella provincia di Kandahar e il tentativo, in effetti poco riuscito, di limitare le regole di ingaggio per limitare il numero dei morti civili, considerate negative per il sostegno che la popolazione è portata a dare ai ribelli in conseguenza delle stragi.

Eppure la sua intervista a Rolling Stone è risultata eccessiva, soprattutto per i salaci commenti contro il presidente Obama, che si è trovato giocoforza a dover mandare via il generale. Il nuovo comandante in capo in Afghanistan, nominato seduta stante dal Presidente, è il celebre David Petraeus, artefice della stabilizzazione irachena grazie alla strategia della controinsurrezione. Resta da vedere se questo cambio di direzione al timone delle operazioni belliche avrà effetti positivi sulla programmazione del ritiro, che ufficialmente Obama vorrebbe già iniziare nel 2011.

Pietro Costantino

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Il “Partito Migliore” conquista l’Islanda: l’anarchico Jón Gnarr sindaco di Reykjavik

Jón Gnarr, recentemente vincitore della poltrona di sindaco di Reykjavik , è un anarchico surrealista ed è stato eletto nella lista del Partito Migliore, un nuovo partito fondato pochi mesi fa da alcuni punk rocker islandesi in opposizione al sistema politico che ha  portato il Paese alla bancarotta con la crisi Icesave. Proprio il rifiuto di pagare i debiti che l’Islanda ha con le maggiori banche europee, in prima fila quelle inglesi e olandesi, è stato il punto principale del programma elettorale del Partito Migliore , che ha raccolto il 35% dei voti e ha anche  promesso asciugamani gratutiti in tutte le piscine della città, un orso polare per lo zoo locale e una Disneyland all’aereoporto. Il programma di lungo termine invece prevede  di estromettere i corrotti dalla vita sociale e politica, di eliminare la droga dal parlamento entro il 2020, , di raggiungere la completa eguaglianza tra i sessi, garantire trasporti e servizi odontoiatrici gratuiti per gli studenti.

“Nessuno deve preoccuparsi – ha detto – del Partito Migliore. Perché si tratta del partito migliore. Se così non fosse si chiamerebbe “Partito Peggiore”, o “Partito Pessimo” e noi non accetteremmo mai di lavorare con un partito del genere.” Jón Gnarr ha parlato al pubblico dal tetto di un edificio di Reykjiavik e ha anche annunciato di non essere disposto ad ammettere in coalizione chi non abbia visto tutte e cinque le serie di The Wire. Ha anche affermato che non onorerà nessuna delle promesse elettorali e che, mentre il resto del sistema politico è segretamente corrotto, il suo partito promette di esserlo apertamente. Il personaggio, il cui nome non dirà nulla ai lettori del nostro paese, è un comico molto noto in Islanda, e il progetto del Partito Migliore ha in brevissimo tempo raccolto lo scontento della popolazione cittadina raccogliendo il 34,7% dei voti.  Sarebbe possibile anche in altri paesi, tra cui l’Italia? L’esperienza di Grillo, pur con i dovuti distinguo, purtroppo non sembra essere stata sufficientemente forte da farci sperare. Ma è anche vero che la situazione della gestione dei media in Islanda e in Italia è di quanto più diverso si possa immaginare.

Pietro Costantino

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La riforma finanziaria di Obama passa alla Camera, ora atteso il voto del Senato

La Camera del Congresso degli Stati Uniti ha approvato la più grande riforma della inanza dagli anni ‘30, passando ora il voto al Senato che si pronuncerà  entro fine luglio. Secondo il presidente Obama la riforma “renderà il nostro sistema finanziario più trasparente: le transazioni complesse che in passato sono sfuggite al controllo saranno ora alla luce del sole. E metterà fine all’idea che una società è troppo grande per fallire e, quindi, può godere del salvataggio dei contribuenti”; esaltata anche la Volkcer Rule che obbliga le banche a non mettere a rischio i risparmi di milioni di americani. Per il segretario al Tesoro Timothy Geithner la “storica riforma” protegge sia i consumatori che gli investitori.

Lo speaker democratico della Camera Nancy Pelosi ha dichiarato che “la festa è finita” poco prima della votazione definitiva; ora l’attesa per il passaggio al Senato, dove i democratici da soli non hanno i numeri necessari per approvare la riforma dopo la morte del senatore Robert Byrd, si concentra su di un possibile accordo con i repubblicani, per ottenere i favori dei quali è stata stralciata dal testo originale della norma la tassa da 19 miliardi di dollari sull’industria bancaria: al posto di questa si prevede la conclusione prima del previsto del Trap.

Nei fatti la riforma prevede la creazione di un’autorità per la tutela dei consumatori all’interno della Fed, la possibilità chiudere o frammentare le società che pongono dei rischi sistemici, appunto quelle considerate ‘troppo grandi per fallire’ in quanto il loro crollo trascinerebbe con sè il resto del sistema economico, e un limite alla possibilità di accettare rischi delle banche. Dopo la prima riforma sanitaria della storia degli tati Uniti, Obama si gioca la propria credibilità con questa legge di stabilizzazione finanziaria in vista delle elezioni del 2012.

Pietro Costantino

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Roma.Si pagherà anche per andare in bagno

La giunta Alemanno ha imposto anche la “tassa sulla pipì”, in quanto non si sa  più dove trovare i soldi . L’amministrazione capitolina ha inventato questa tassa per risanare, stavolta, le precarie finanze dell’Ama.

La  delibera approvata il 25 giugno, infatti,prevede che  all’ama sono state attribuite molte attività aggiuntive “non coperte da Ta. ri.” tra cui, appunto, la gestione dei gabinetti pubblici, sia fissi in muratura sia prefabbricati.

La tariffa  introdotta dal Campidoglio è pari ad un euro,ma è in via sperimentale.

Intanto l’ opposizione insorge e  il consigliere democratico Daniele Ozzimo dichiara che questa è una delle tante imposte previste da Alemanno,se non mette fine a tale trend,i romani dovranno pagare anche l’aria che respirano.

Gennarino Perciballi

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BERLUSCONI APRE A POSSIBILI MODIFICHE DDL INTERCETTAZIONI PURCHE’ VENGA APPROVATO CELERMENTE

Intercettazioni

Promotori della Libertà

ROMA – 19 GIUGNO 2010

Parlando ai “Promotori della Libertà”, il Premier Silvio Berlusconi elogia le prerogative del Ddl intercettazioni e lascia margini per rivedere il decreto purchè lo si approvi con celerità. Sostiene Berlusconi: “In Italia – a dispetto di quello che dice l’Anm – potrebbero esserci anche 10 milioni di persone spiate, cifre – sostiene il Premier – che non hanno eguali nel mondo”. Il Capo del Governo chiama quindi alla mobilitazione i “Promotori della Libertà” denunciando “l’abuso sistematico delle intercettazioni telefoniche e la loro pubblicazione sui giornali o addirittura in televisione”. “Nessuno sta mettendo in discussione l’utilità delle intercettazioni nella lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata – dice – e non è vero che si vuol tutelare una presunta casta come affermano, sapendo di mentire, la sinistra, la lobby dei magistrati politicizzati e i giornalisti di sinistra: il problema è semplice e grave, siamo tutti spiati”, dice il Cavaliere.

Una tesi che Berlusconi torna a supportare con i numeri: in Italia ci sono quasi 150.000 telefoni sotto controllo, nell’ipotesi che gli intercettati parlino magari del tempo con altre 50 persone arriviamo a 7 milioni e mezzo di italiani controllati ma non è lontano dal vero chi ipotizza 10 milioni di intercettati vale a dire un italiano su 6. “E’ un numero che non ha eguali al mondo”, aggiunge. “Basti dire che negli Usa dove la popolazione è superiore di sei volte alla nostra le intercettazioni non arrivano neppure a 20 mila. E i telefoni intercettati negli Usa, in Gran Bretagna, in Germania e in Francia sommati tutti insieme, non arrivano alla metà di quelli intercettati nella sola Italia” afferma il Premier. Berlusconi quindi lamenta i troppi “veti” alla Camera, temendo che causino un rinvio “alle calende greche” del Ddl. “Per questo – dice il Premier rivolto ai “Promotori della Libertà – vi chiedo di unire la vostra voce alla mia per dire che è in pericolo il sacrosanto diritto alla privacy.

Maurizio Giacometti

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MANIFESTAZIONE PD AL PALALOTTOMATICA DI ROMA CONTRO LA MANOVRA DEL GOVERNO

Pierluigi Bersani

Anna Finocchiaro

ROMA – 19 giugno 2010

Pierluigi Bersani, ha attaccato il Premier nel suo intervento del Partito democratico alla manifestazione tenutasi al Palalottomatica di Roma. “Berlusconi – ha affermato Bersani – chiede sempre più potere ma questo messaggio porta il paese al disastro”, proseguendo “Berlusconi ha giurato sulla Costituzione e quell’articolo uno non si può cambiare, non è a disposizione di nessuno e se non gli piace vada a casa”. Bersani riafferma il concetto che la Costituzione non può essere rimodellata a piacere del Premier di turno ed in funzione delle sue personali necessità. Risponde indirettamente anche alla affermazione di Berlusconi secondo il quale in questo Paese “il Premier non ha potere per fare nulla” e “ la Costituzione nasce da una Italia appena uscita dalla dittatura”. Bersani infatti sostiene che, la complementarità dei poteri dei singoli organi dello Stato, fu voluta in fase di stesura da parte dell’Assemblea Costituente proprio per evitare che una funzione prevalesse sulle altre, annientando di fatto la sostanza di democrazia cui si improntava la nuova Repubblica nata dalle ceneri del fascismo.

Proprio su queste basi, Bersani al congresso Pd sostiene così l’idea: “La teoria di un uomo solo al comando non ci ha portati mai da nessuna parte. Ha risolto i problemi suoi, non quelli degli italiani”. “La loro è una macchina – afferma Bersani – tarata per fare consenso, non per governare. Non riesce ad affrontare i problemi, a guardarli in faccia come abbiamo fatto noi stamattina. Ma noi non permetteremo che una crisi sociale acuta porti acqua al mulino della crisi democratica, al cancro dell’antipolitica e dell’antistato”. Anche Anna Finocchiaro sostiene la linea del segretario Bersani affermando: “E’ una manovra recessiva e iniqua, che tocca i redditi medio-bassi e colpisce le regioni e le province. Il Pd è impegnato per cambiarla e introdurre misure per la formazione delle giovani generazioni perché come ha detto il Premier islandese, bisogna mettere in sicurezza i bambini e le giovani generazioni”.

Maurizio Giacometti

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Aung San Suu Kyi: lettera da Obama.

Aung San Suu Kyi.


Manifestazioni e mobilitazioni per Aung San Suu Kyi, leader dell’opposizione in Myanmar e prigioniera politica. Oggi è il suo 65esimo compleanno, ed anche il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha voluto renderle omaggio con una lettera: “Ancora una volta rinnovo il mio appello affinchè il governo birmano liberi immediatamente Aung San Suu Kyi e tutti i prigionieri politici”. Il testo della lettera è stato diffuso dalla Casa Bianca, e contiene elogi ed esortazioni a liberare il prigioniero politico: “La sua determinazione e il suo coraggio nel battersi per i diritti umani anche a costo della sua vita sono stati d’ispirazione per tutti noi, che ci schieriamo per la libertà e la giustizia”. Una risposta, fatta uscire segretamente dal paese, è giunta sulle pagine del quotidiano britannico The Indipendent.

U Win Tin, collaboratore della Suu Kyi, scrive: “Per favore, usate la vostra libertà per promuovera la nostra, qui siamo affamati di libertà perchè non c’è n’è affatto”. Il giorno del compleanno di Aung San Suu Kyi riporta alla memoria i numerosi prigionieri politici birmani, la lotta contro la libertà che molti personaggi al di fuori del mondo occidentale combattono come una causa per la vita. Iniziative e mobilitazioni si moltiplicano in tutto il mondo per il premio Noberl per la pace. La sua famiglia organizza una festa in suo onore, dove ancora una volta la festeggiata non potrà prendervi parte. Per onorare il suo coraggio saranno impiantati ventimila alberi in tutta la Birmania. I consolati birmani di Hong Kong e Manila organizzeranno alcune celebrazioni, così come Washington e Londra, portando la causa al di fuori di ogni confine.

Carmine Della Pia

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TLC: ROMANI STRINGE SU RETE FIBRA OTTICA E CONVOCA GLI OPERATORI IL 24

Renato Soru, presidente Tiscali

Paolo Romani, vice ministro Sviluppo Economico

ROMA – 18 Giugno 2010

L’appuntamento è fissato per il 24 Giugno alle 18, quando “si aprirà uno straordinario percorso di innovazione del Paese”. E’ con questo obiettivo che il viceministro allo Sviluppo Economico con delega alle Comunicazioni, Paolo Romani, ha finalmente chiuso il cerchio e convocato il tavolo per le reti di nuova generazione in fibra ottica, chiamando alla sede del Ministero non solo gli operatori alternativi, ma anche Telecom Italia, per “parlare della possibilità di realizzare una grande società delle infrastrutture di rete”. Con questa convocazione, attesa ormai da settimane, Romani risponde alle sollecitazioni arrivate da Vodafone, Wind e Fastweb, che ai primi di Maggio avevano annunciato il piano per la costituzione di una società della fibra per realizzare un’unica rete. Nell’occasione i tre operatori, a cui in seguito si è aggiunta anche Tiscali, avevano invitato a partecipare Telecom Italia e Cassa Depositi e Prestiti, chiedendo al Governo di assumere un ruolo proattivo anche attraverso la convocazione di un tavolo.

Se Cdp si è detta disponibile a valutare la proposta, Telecom, nel frattempo, è invece andata avanti sulla propria strada, presentando un progetto che punta alla realizzazione di una rete in fibra che coprirà il 50% della popolazione entro il 2018. Romani si è detto “abbastanza fiducioso”, visto che “sono già stati sciolti tanti nodi e conservatorismi”, ma non ha nascosto che “ci saranno difficoltà e la difesa di posizioni acquisite, come “è naturale che sia”. Uno dei temi ‘caldi’ sarà senz’altro quello dello switch-off. Sono in molti a pensare, e il presidente di Tiscali Renato Soru é uno di questi, che per rendere sostenibile l’investimento sia necessario obbligare i clienti al passaggio dal rame alla fibra, così come è stato fatto per il digitale terrestre: “E’ il tema, su di esso si gioca l’investimento”, ha riconosciuto Romani, aggiungendo però: “Non ho nessun tipo di soluzione”.

Maurizio Giacometti

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Crisi.Anche la Francia riforma le pensioni

L’età minima pensionabile salirà a 62 anni entro il 2018.Così ha affermato il ministro del Lavoro francese Eric Woerth. Poi ci saranno aumenti progressivi di 4 mesi all’anno.Secondo Woerth,questa è una manovra necessaria per ridurre il debito pubblico, precisando la finalità del governo,ossia il  pareggio dei conti della previdenza entro il 2018.

Tale discorso che non convinto,però, l’opposizione e i sindacati, che sostengono la difesa del diritto di andare in pensione a 60 anni, introdotto nel 1983 sotto la presidenza Mitterrand.

Il segretario del partito socialista Martine Aubry commenta la riforma come irresponsabile, nelle situazione attuale, e la Cfdt, uno dei principali sindacati di Francia, dichiara che il provvedimento è ingiusto e inefficace.Sono invece lieti della riforma  i rappresentanti del Medef, la Confindustria transalpina, affermando che si sta facendo un grande passo in avanti  nella giusta direzione di una soluzione durevole.

Gennarino Perciballi

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POLEMICA DDL INTERCETTAZIONI, BERLUSCONI DICE NON E’ VERA DEMOCRAZIA LA NOSTRA

Luca Palamara, Presidente ANM

Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi

ROMA – 16 Giugno 2010

Berlusconi a tutto campo si sfoga riguardo le polemiche roventi sul Ddl intercettazioni e lamenta l’impossibilità di esercitare un governo efficace sul Paese impastoiato da norme superate e faziosità politiche. “Sento che ora si parla di mettere in calendario per il mese di Settembre il Ddl intercettazioni. Poi bisognerà vedere se il Capo dello Stato vorrà firmarlo e poi quando uscirà ai PM della sinistra non piacerà e si appelleranno alla Corte Costituzionale che, secondo quanto mi dicono, lo boccerà” ha detto il Premier Silvio Berlusconi parlando all’assemblea di Confcommercio.

.”Ci abbiamo messo quattro mesi per fare una legge che afferma un diritto fondamentale alla nostra libertà. Abbiamo sentito tutti: questi, quegli altri, Magistrati, stampa. Poi il CdM ha varato la Legge sulle intercettazioni che è stata 11 mesi alla Camera e 12 e mezzo al Senato, e ora sento che si parla di metterlo in calendario per Settembre” ha detto ancora il premier Silvio Berlusconi parlando all’assemblea all’Auditorium della Conciliazione. Continua il Premier il suo intervento: “Questa non è vera democrazia, non c’é la tutela della libertà di parola”. Invoca quindi maggiori poteri ed una radicale riforma della Costituzione: “Bisogna riformare la nostra Costituzione”: lo afferma Silvio Berlusconi nel corso del suo intervento all’Assemblea di Confcommercio e sottolineando la necessità di “riformare profondamente le Istituzioni del nostro Paese”. “L’architettura istituzionale” creata da nostri Padri costituenti “risentiva della dittatura” e di conseguenza il Presidente del Consiglio ha “pochi poteri” ribadisce il Premier.

Maurizio Giacometti

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