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Milano.Spaccio di droga in discoteca,coinvolti anche due funzionari del Comune

Sono state emesse cinque  ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari  dal Tribunale di Milano.I provvedimenti restrittivi sono diretti nei confronti di tre  persone collegate alla proprietà delle note discoteche “Hollywood” e “The Club” per aver agevolato l’uso di droga,nonché di  un funzionario e un componente di una commissione comunale per concussione, corruzione e falsità materiale.

Il  pm Frank di Maio ha richiesto gli arresti (quattro quelli eseguiti),che sono stati eseguiti  dagli agenti della Squadra Mobile di Milano. Le indagini hanno avuto inzio nel maggio del 2007, ed hanno avuto ad oggetto sia  l’attività di  spaccio di cocaina dentro i locali notturni di corso Como,agevolata dagli arrestati,e sia episodi di concussione, corruzione e falsità materiale commessi dal funzionario comunale e dal componente la commissione per favorire i proprietari durante i controlli amministrativi.

L’”Hollywood” e  il “The Club” rappresentano  due luoghi fondamentali della movida milanese,e sono molto frequentati  da calciatori, modelle, personaggi televisivi e starlette. I locali sono stati sequestrati.

Gennarino Perciballi

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Camorra.Appalti truccati nel casertano,arresti e sequestro

Estorsione, turbativa d’asta, associazione camorristica. Sono stati emessi diciassette ordini di custodia cautelare per gli appalti pubblici truccati nel Casertano, sottoposti alle regole del  clan dei Casalesi attraverso,anche,  l’aiuto di politici e amministratori che favorivano gli interessi degli imprenditori a loro ‘cari’ e ,così,rafforzavano  la presenza e il prestigio dell’organizzazione.

Arrestato Nicola Ferraro,l’ex consigliere regionale dell’Udeur , già indagato; indagato il prefetto di Frosinone, Paolino Maddaloni, per l’appalto del 2008 delle centraline per il monitoraggio della qualità dell’aria a Caserta, in qulità di  sub commissario prefettizio al Comune.

Le  ordinanze di custodia, sono state emesse anche i latitanti Antonio Iovine e Nicola Schiavone, figlio del boss Francesco Schiavone, detto Sandokan. I carabinieri stanno eseguendo le 17 ordinanze di custodia cautelare,e stanno   sequestrando  beni per un valore stimato di un miliardo di euro. La Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli ha richiesto tali provvedimenti.

Varie sono le accuse,tra cui, figurano, l’associazione mafiosa, il riciclaggio e la turbativa d’asta.Sono state sequestrate imprese, complessi turistici, terreni ed appartamenti .

Attraverso tali  indagini si è potuto constatatare la presenza di  un’ articolata  infiltrazione della camorra nell’ambito degli appalti pubblici nella zona di Caserta.

Gennarino Perciballi

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Torino.Falsi incidenti con feriti,116 indagati

 Tutto era creato ad hoc. Il luogo e la data del sinistro, le auto coinvolte, le persone a bordo  con traumi e ferite.Come in un gioco,si simulava  che una persona  non aveva dato la precedenza,e l’altra faceva la vittima tamponata, con parenti, amici, zii e cugini che a turno facevano  il guidatore o il passeggero. Tutti poi  andavano dal medico.Tuttavia anche le visite mediche erano false, così come le sedute dai fisioterapisti per medicare le contusioni subite nei falsi urti. La messinscena  funzionava benissimo da parecchi anni.

Occorreva solo la simulazione di incidenti stradali, o gonfiare piccoli tamponamenti, per avere  i risarcimenti dalle assicurazioni gratis.Era tutto alla perfezione tanto da  poter fare affidamento su  illustri  professionisti come medici, avvocati e fisioterapisti che iniziavano e certificano le pratiche tanto da sembrare reali.

Grazie alle  indagini della polizia stradale e della sezione di polizia della procura si è potuto sgominare un’organizzazione che avrebbe simulato oltre 600 incidenti .Sono state eseguite,ieri, 25 ordinanze di custodia cautelare, e  116 sono le persone iscritte nel registro degli indagati,con pesanti  accuse,quali  associazione per delinquere, truffa e falso.

Gennarino Perciballi

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‘Ndrangheta.Duro colpo alle cosche,vari arresti e sequestri in tutta Italia

I carabinieri della  Calabria, Lombardia, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna hanno inferto un duro colpo alle più importanti cosche della ‘ndrangheta.Infatti 42 affiliati sono destinatari da un’ordinanza di custodia cautelare . Alle persone coinvolte nell’operazione ‘ Meta ‘, vengono addebitati anche i reati di associazione mafiosa, estorsione e turbata libertà degli incanti.

Attraverso le indagini,gli inquirenti hanno potuto verificare   la crazione di un organismo decisionale al vertice del quale c’erano Pasquale Condello, detto “il supremo”, arrestato il 18 febbraio del 2008 dopo 18 anni di latitanza, e Giuseppe De Stefano.

Le indagini hanno riguardato anche  il voto delle ultime elezioni comunali a San Procopio, nel Reggino. Infatti gli inquirenti hanno notato, il ruolo dominante della cosca Alvaro per ottenere voti a favore dei componenti dell’associazione mafiosa creata insieme ad altre cosche di Reggio Calabria e della provincia.

I carabinieri hanno,anche, sequestrato beni,mobili e immobili, per un valore di cento milioni di euro,appartenenti alle cosche Condello e De Stefano-Libri. Avvisi di garanzia sono stati emessi anche nei confronti di una trentina di imprenditori che sarebbero stati collusi con la ‘ndrangheta. Secondo i  Ros, gli imprenditori  avrebbero gestito gli appalti pubblici a Reggio Calabria e di altri centri della provincia per conto delle cosche Condello e De Stefano.

Gennarino Perciballi

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Caltanissetta.Arrestate 22 persone.Tutte appartenenti ad una banda di giovani criminali

La polizia nissena ha  eseguito, la scorsa notte,22 arresti mettendo così luce sul susseguirsi di attentati incendiari  a Caltanissetta nei mesi scorsi,e  individuando un gruppo di criminali che stava spargendo terrore  in città.

Il Gip del Tribunale di Caltanissetta, Alessandra Bonaventura Giunta,ha emesso, su richiesta del procuratore capo, Sergio Lari, e dei sostituti della Dda, Amedeo Bertone e Giovanni Di Leo, le ordinanze di custodia cautelare in carcere, che sono stati eseguite dalla Squadra Mobile nell’ anbito dell’ operazione denominata “Cobra 67″.

Per gli investigatori,gli arrestati,non sarebbero responsabili solo  degli incendi, ma anche autori di altri reati, quali  furti in appartamento, traffico di sostanze stupefacenti e detenzione di armi.

Secondo gli inquirenti, gli autori sono per lo più giovani leve che cercavano di affermare il loro dominio,attraverso il terrore, sul territorio. La gang era capeggiata da giovanissimi, poco piu’ che ventenni che solevano svolgere  varie attivita’ criminose: l’oro rubato negli appartamenti occorreva per comperare la droga da rimettere  poi sul mercato attraverso lo spaccio.

La zona ove la banda voleva porre i suoi tentacoli era il quartiere “San Domenico”, in pieno centro storico.Infatti proprio lì  il gruppo aveva incendiato varie auto per esprimere il suo prestigio ma anche  per vendicare torti subiti. La gang era arrivata a distruggere ,addirittura, cinque  vetture in una notte.

La furia della gang è testimoniata da un fatto alquanto esemplificativo.Un componente della banda incendiò  la macchina della madre della sua ragazza poichè lei decise di troncare la relazione.  Dopo l’ incendio,avrebbe mandato alla donna un sms per costringerla a tacere   minacciandola di morte.

Gennarino Perciballi

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I tentacoli di cosa nostra sui grandi appalti. 19 arresti

L’ arresto per 19 membri di cosa nostra è arrivato dopo anni di duro lavoro da parte della magistratura e delle forza di polizia.I soggetti in manette sono accusati di associazione a delinquere di stampo mafioso, riciclaggio,interposizione fittizia di beni ed estorsione.

Le indagini sono iniziate negli anni 2005-2006 nei confronti dei grandi esponenti di Cosa nostra palermitana,e attraverso intercettazioni ambientali e servizi sul territorio si è giunti finalmente all’ arresto,firmato dal Gip Maria Pino.

Queste indagini hanno messo in evidenza il grande  controllo,da parte della mafia,di tutto il complesso meccanismo che domina il mercato edilizio.I capi di cosa nostra tra cui Salvatore Lo Piccolo arrivavano addirittura a vincolare gli studi professionali alla trasmissione di tutti i lavori in fase di progettazione,in modo che essi potessero già individuare quelli su cui poter mettere le mani e trarre così guadagni illeciti.

Cosa nostra riusciva bene in questa attività di controllo anche grazie all’ ausilio di molti imprenditori titolari di imprese, o rivestenti alte cariche in consorzi nazionali o in grandi imprese palermitane.

L’ operazione ha comportato un notevole sforzo da parte delle forze dell’ordine,infatti sono stati circa 200 i poliziotti impegnati nell’operazione.

E’ stato inferto un’ altro duro colpo alla criminalità organizzata, ed oltre alla custodia cautelare per 19 persone sono stati sequestrati anche numerosi beni,per un valore di centinaia di milioni di euro,derivanti da attività illecite.

Questi fatti ci spingono verso l’ottimismo e non possono che farci sentire meglio,perchè forse un giorno ogni attività criminale sarà definitivamente debellata.

Gennarino Perciballi

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DURO COLPO DEI CARABINIERI AL CLAN DEI CASALESI

CASERTA – 03 Giugno 2010

I Carabinieri del Comando provinciale di Caserta stanno eseguendo numerose ordinanze di custodia cautelare, emesse su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, nei confronti di esponenti di vertice ed affiliati della fazione del clan dei Casalesi capeggiata da Francesco Bidognetti, detto ‘Cicciotto “e mezzanotte”.

Tra i destinatari dei provvedimenti figura anche un avvocato del Foro di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), difensore di alcuni esponenti di spicco del clan, cui viene contestato il concorso esterno in associazione mafiosa. L’indagine ha consentito di accertare – spiegano gli investigatori – il ruolo di leader del gruppo di Francesco Bidognetti, nonostante la detenzione in regime di 41 Bis, attraverso il determinante apporto dell’avvocato arrestato, che avrebbe fatto da tramite tra i gregari ed i vertici della cosca.
I Carabinieri hanno anche accertato una consistente attività di riciclaggio attuata attraverso la gestione di agenzie di onoranze funebri e di imprese edili e l’intestazione a prestanome beni mobili ed immobili, riconducibili invece proprio al Bidognetti.

Inoltre dagli accertamenti sono emersi i tentativi di indurre, con minacce e promesse di danaro, alcuni collaboratori di giustizia, tra cui Domenico Bidognetti, nipote di Francesco Bidognetti, Anna Carrino, per anni compagna del boss, Massimo Iovine e Luigi Guida, a non rendere dichiarazioni agli investigatori. Sono state, infine, accertate alleanze della famiglia Bidognetti con clan del Napoletano ed uno stretto rapporto con la famiglia di Michele Zagaria, latitante da oltre 14 anni.

Maurizio Giacometti

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IMPONEVANO PIZZO AI VINCITORI DEL SUPERENALOTTO 5 ARRESTATI

AVELLINO – 26 Maggio 2010

Chiedere un sostanzioso obolo ai vincitori di una lotteria.
E’ quanto hanno fatto, secondo gli inquirenti, cinque persone considerate elementi di spicco del clan Cava-Genovese, colpiti oggi da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nel corso di un’operazione del Comando Provinciale Carabinieri di Avellino, che ne hanno dato notizia in una nota di agenzia.
Secondo gli inquirenti, alcune delle trenta di persone che avevano vinto 33 milioni di euro giocando un sistema presso un esercizio commerciale di Ospedaletto d’Alpinolo, invece di potersi godere la vincita e gioirne, avevano ricevuto pesanti minacce da appartenenti ai clan Cava-Genovese che pretendevano una parte della vincita per finanziare il clan.
I Carabinieri dopo due anni d’indagini hanno identificato i responsabili delle intimidazioni ai danni dei vincitori.


Gli investigatori dell’Arma riferiscono che anche Marco Antonio genovese, figlio di Modestino Genovese capo indiscusso dell’omonimo clan, è oggetto di provvedimento di custodia cautelare scaturito dalle medesime indagini.
Il figlio del boss, essendo minorenne all’epoca dei fatti, è stato oggetto di un decreto di fermo di persona sottoposta ad indagini emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale dei Minori di Napoli.
Marco Antonio Genovese è anche accusato di minaccia nei confronti di giovani del luogo e del titolare di una ditta che si era rifiutato di assumere un suo protetto.
Per le minacce estorsive alcuni degli arrestati, forti della collaborazione di esponenti del clan Cava, disponevano di armi, munizioni ed esplosivo, praticamente “ferri del mestiere”.
Per la prima volta inoltre, è stata accertata dalle indagini la convergenza di interessi del clan Genovese, operante nella zona del Partenio, con il più famoso clan Cava, protagonista da anni di una sanguinosa faida con il clan Graziano di Quindici, anni di investigazione ben messi a frutto.

Maurizio Giacometti

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