
Stabilimento Fiat di Pomigliano d'Arco, Napoli.
Solo ieri, alle 16, la riunione alla sede di Confindustria, a Roma. Mentre i lavoratori dello stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco, Napoli, protestavano aspramente, con tanto di slogan contro l’amministratore delegato
Marchionne, nella sede veniva firmato un accordo per l’aumento della produttività.
I firmatari sono molte sigle, tra cui Fim Cisl, Uilm, Fismic e Ugl, e la stessa azienda Fiat, meno che la Fiom. Da qui in poi saranno i lavoratori a proseguire, con un referendum. Giovanni Centrella, segretario di Ugl, parla dello stabilimento Fiat a Pomigliano come di un “punto strategico per la Campania, che cerceremo di proteggere fino alla fine”. Il documento, consegnato a Torino lo scorso 8 giugno ha trovato il dissenso, oltre che della Fiom, della Uilm, che però ha firmato per “il futuro della
Panda e dello stabilimento”. La Fiat esprime soddisfazione nel leggere le firme di così tante sigle, e conferma l’importanza del referendum dei lavoratori relativamente all’applicabilità dell’accordo.
Soddisfatto anche Maurizio Sacconi, ministro del Lavoro e delle Politiche sociali: “La maggioranza delle sigle mi è sembrata responsabile nel siglare un accordo che spinge solo ad una maggiore produttività. Spero che anche la Fiom rifletta sul proprio ruolo da giocare nella vicenda”. Prima che l’accordo fosse siglato, il più preoccupato sembrava Sergio Marchionne, amministratore delegato Fiat, pensando già ad una probabile chiusura: “Se non si scende ad un’intesa concreta, l’azienda dovrà chiudere. Potremmo pensare di spostare la produzione altrove, ci sono molti paesi che lavorerebbero nella produzione di auto”. Aggiunge, inoltre, che la discussione riguarda solo lo stabilimento di Pomigliano, e non quelli di altri paesi in Italia. “Ce la stiamo mettendo tutta per salvare i migliaia di lavoratori Fiat, ma per risolvere il problema bisogna lavorare”.
Carmine Della Pia