Sara Tommasi: “Io perseguitata dai Servizi Segreti”
E’ una notizia pubblicata stamani che ha circolato sui blog e che farebbe scalpore nel caso avesse la dovuta credibilità. Per i cosiddetti “teorici della cospirazione” è pane quotidiano, ma sono rari i casi nei quali tali ipotesi arrivano alla cronaca quotidiana. Quando poi l’utilizzo di nanotecnologie applicate al controllo sociale, sieri misteriosi che influenzerebbero un comportamento umano, spie sono associati ad una starlette della TV come Sara Tommasi, allora la cosa diventa interessante per tutta l’opinione pubblica.
E’ la diva al centro di una serie di polemiche mediatiche piccanti, che nascondo fatti inquietanti, coinvolta nelle recenti inchieste sul premier Silvio Berlusconi per concussione e sfruttamento della prostituzione. Un incrocio realistico tra Spy Story e Thriller Politico che fa venire i brividi ed alla quale portali come Yahoo danno voce, ma non credibilità, definendo quelle di Sara Tommasi “affermazioni folli”.
In una intervista a Diva e Donna, la bella Sara afferma di essere perseguitata dai servizi segreti che le avrebbero somministrata strane “sostanze” per farla ammalare di sesso, di avergli impiantato dei microchip al fine di controllare i suoi movimenti ed i suoi comportamenti. Inoltre la Tommasi afferma di avere la certezza che qualcuno è entrato più riprese in casa sua, sottraendole oggetti personali e di somministrarle sonniferi per stordirla. Sara Tommasi nata a Narni, Laureata alla Bocconi e specializzatasi in recitazione all’Actor’s Studio di New York è arrivata alla ribalta televisiva lavorando in programmi televisivi come Paperissima, Quelli che il calcio e facendo un’apparizione all’Isola dei famosi, non si limita solo a muovere queste accuse nei confronti dei Servizi italiani, bensì fa delle accuse anche politiche:
“C’è un sistema per uniformare una volontà comune, per mantenere lo stato delle cose in Italia“.
Parole pesanti, proprio come quelle in riferimento a presunti messaggi ricevuti dalla starlette in merito a minacce di morte anonime, nel caso avesse testimoniato al processo in corso che la vede come parte in causa:
“Ho deciso di parlare altrimenti mi avrebbero uccisa. Ma adesso se mi chiedono ‘preferisci continuare a vivere così o morire?’ io scelgo la morte. Se mi sparano sono contenta, perché almeno finisce questa storia: mi sento proprietà dello Stato e mi hanno tolto la voglia di vivere“.








